ANZIANI

 1) Quando ero piccola mi raccontava le storie tenendomi sulle ginocchia ed accarezzandomi di tanto in tanto. Era il mio nonno meraviglioso che vive tuttora anche se combatte con la vita sulla barriera degli 80. Parliamo spesso della società che ci circonda, degli aspetti opachi e distruttivi della realtà in cui viviamo; ebbene devo dire che trovo in lui una lucidità insospettabile nel giudicare uomini e avvenimenti con una saggezza che se fosse recepita da coloro che oggi “sanno e decidono per gli altri” potrebbe evitare loro clamorosi errori con tutte le conseguenze negative per noi giovani. Credo che di uomini come il mio nonno ce ne siano in giro molti e che forse noi giovani dovremmo fare una crociata per valorizzare la loro  saggezza agli occhi dei governanti e della pubblica opinione. Secondo me si dovrebbero creare dei Club che si potrebbero chiamare “ieri e oggi insieme per un domani migliore” dove giovani e anziani dovrebbero in continuazione liberamente discutere, senza distinzione di censo, di livello culturale, di esperienza professionale, di collocazione politica e di credo religioso. Un luogo in cui ciascuno possa portare il proprio patrimonio di vita e di speranza per recuperare una visione dell’uomo che migliori la convivenza sociale, a tutto vantaggio di noi giovani e del mondo che stiamo per ereditare e di cui, mi spiace dirlo, ma spesso abbiamo paura che possa distruggerci anziché donarci un avvenire sereno. 

                                                                                                                                       Ombretta M.

 2) Poiché sono un giovane in cerca del senso della vita i colloqui che gli anziani si scambiano sulla situazione presente e sulle prospettive che essa offre mi interessano particolarmente; non fosse altro perché credo che loro il senso della vita l’abbiamo trovato visto che predicano tanto a noi di sforzarci al massimo per trovarlo. L’altro giorno è venuto in visita da mio nonno, mentre io ero presente, un suo coetaneo col quale aveva diviso gli studi universitari e, mi sembra, anche qualche esperienza lavorativa. Poiché i due sono culturalmente qualificati mi sono appostato in modo tale da udire la loro conversazione che verteva sui segni dei tempi e su come interpretarli con la saggezza degli anni. Convergevano nel giudicare la società moderna alla deriva avendo perso di vista i valori irrinunciabili di un umanesimo costruttivo, basato anche sulla competenza e sul rispetto dell’essere umano;fra le righe emergeva anche un comune disprezzo per il razzismo dilagante argomento sul quale sono perfettamente d’accordo ed avrei voluto intervenire dicendoglielo, se non avessi temuto di apparire maleducato. Al termine di una comune analisi retrospettiva i due interlocutori, senza esitazione, convennero nel dichiarare di vivere in un paese che non riconoscono più fino a concludere che “se le cose non cambiano presto non vale più la pena di vivere”. Questa conclusione, che dire amara è dir poco, è stata un colpo basso per me, segreto  ascoltatore in cerca del senso della vita che spesso mi dicono di ricercare proprio nella saggezza degli anziani. Al termine della loro comune valutazione negativa i due conclusero con un sospiro “ speriamo che il buon Dio ci mette una pezza come lui solo sa fare ”. Ecco, il buon Dio, forse noi giovani dobbiamo smetterla di vivere troppo in orizzontale; chi sa mai che così facendo non  potremmo attingere ad una saggezza superiore, e capire tante cose che adesso ci sembrano oscure e preludio di catastrofe.

                                                                                                                                      Rodolfo N.