DROGA

 

 1) Mi sono  dato alla droga da quando ho scoperto che la mia ragazza, per la quale impazzivo d’amore, mi tradiva con il mio migliore amico. Sembrava una fanciulla così per bene, di una famiglia che coltiva la religione, una ragazza che magnificava la purezza e criticava aspramente il libertinaggio di amiche e conoscenti. Quando mi dicono che la droga non può cambiare la situazione devo dare ragione ai miei interlocutori ma il vuoto esistenziale che mi assorbe annulla ogni ragionamento. È la stessa condizione dei miei nuovi amici che “sniffano” fra i quali però, con viva meraviglia, mi capita di imbattermi in uomini e donne, giovani e non più giovani, della cosiddetta buona società, che sniffano a loro volta abbondantemente perché dispongono di quattrini, che io non ho. tanto che a volte mi regalano qualche dose Mi chiedo perché, avendo tutti i motivi per essere soddisfatti della loro vita, sentono il bisogno di ricorrere alla droga, proprio come noi giovani “devianti” incapaci di superare le vicissitudini e le contrarietà. Tento di darmi una risposta dicendomi che l’uomo di oggi, pur avendo tutto a disposizione fuori di sé è completamente vuoto dentro di sé. Ma con questo che cosa concludo? Vorrei che qualcuno dei “saggi” in circolazione mi desse una risposta; quelli che ho interrogato mi hanno molto deluso. È ora di capire che i problemi dei giovani non hanno colore, ideologie politiche o religiose; sono i problemi dell’uomo in quanto tale cui si deve riconoscere il ruolo che spetta nella società, consapevoli del fatto che è un soggetto intelligente, che sa pensare e costruire il proprio avvenire se vengono riconosciute le sue potenzialità e se vengono create le condizioni che favoriscono il loro sviluppo, a tutto beneficio di una società basata sul rispetto della persona e del cittadino . È ora che quelli che hanno responsabilità politiche, sociali, religiose si facciano carico di individuare e discutere i problemi dei giovani sotto varie angolazioni e da diversi punti di vista, adottando la dinamica del pensiero critico come illustrato dallo studio di Leonardo Montoli, assunto, dal titolare di questo sito, come quadro di riferimento organico, ricco di provocazioni culturali.

                                                                                                                                           Nicola P.

 2) Sono un ragioniere diplomato con una media niente male; un ragioniere specializzato nel portare le pizze a domicilio:; non ridete la pizzeria è una delle più note della mia città ed ha una clientela esterna di tutto rispetto. Mi ha trovato questo posto un mio amico, brillante ragioniere anche  lui, in cerca come me di qualcuno che si affidi al suo saper far di conto: per ora eccelliamo in velocità e precisione nel fare a memoria la somma quando si tratta di formulare il prezzo di più  pizze al domicilio di una famiglia o di una ditta dove gli impiegati, specie quando fa molto caldo, per non uscire si fanno una pizzata tutti insieme. Allora carico sul motorino le pizze e le bottiglie di Coca Cola e quando arrivo vengo accolto con larghi sorrisi. Ma col cavolo che mi viene offerto un lavoro pur sapendo che sono ragioniere ed avendolo io  fatto notare più volte al capo ufficio; ma lui mi ha confessato che gli affari per la ditta non vanno molto bene e che stanno pensando a qualche licenziamento.  Poiché il lavoro non mi occupa a tempo pieno un giorno, durante l’intervallo, me ne stavo seduto su una panchina del parco circostante pensando agli affari miei non proprio brillanti, quando sbucò dietro gli alberi un ragazzo che avanzava barcollando inseguito da un uomo di mezza età che gli gridava “fermati Tiziano che altrimenti cadi…”. Tiziano barcollando venne a sedersi presso di me; quando fu raggiunto dall’uomo che lo rincorreva (seppi dopo che era il direttore di un Centro di accoglienza) questi mi disse  “Tiziano è fatto… Tienilo un attimo a bada per favore mentre vado a prendere la macchina perché sbronzo di droga come è può accasciarsi in terra e farsi male…” Annui sbalordito e presi Tiziano per le spalle tenendolo fermo contro la panchina, mi guardò con due occhi stralunati e abbozzò un sorriso. Io non sapevo cosa fare e cosa dire. Arrivò la macchina ed il guidatore mi pregò di salire dietro vicino a Tiziano tenendolo fermo finché fossimo arrivati al Centro, che non distava molto. Arrivati aiutai a scaricarlo ed a condurlo in una stanza dove c’era un letto sul quale Tiziano venne adagiato. A quel punto mi fu possibile osservarlo: avrà avuto 16- 17 anni, portava dei vestiti maleodoranti ed aveva la faccia sporca di bava e di terriccio. L’uomo che mi aveva pregato di accompagnarlo tornò con un panno bagnato e dopo  avergli tolto i vestiti cercò di pulirgli il viso e le mani; poi lo ricoprì con una lenzuolo “lasciamo che smaltisca la sbornia” mi disse “dopo vedrò di lavorarmelo”. Intanto era sopraggiunto un ragazzo, evidentemente membro della comunità, che prese una sedia, l’accostò al letto, prese un libro e si mise a leggere. Il direttore del Centro mi invitò ad uscire e mi ringraziò per averlo aiutato poi mi disse se volevo fare un giro con lui per il Centro di accoglienza. Lo feci e quello segnò una svolta nella mia vita. Ora lo frequento come volontario prestando la mia assistenza come posso; dato che sono ragioniere tengo un po’ i conti per il direttore: un prete senza tonaca al quale a prima vista non dareste quattro soldi, ma che ha un cuore e una disponibilità totale per i suoi ragazzi. Un po’ per volta mi ha raccontato le loro storie che grondano dolore, umiliazione, violenza, disperazione ad ogni parola. L’incontro che ho narrato è avvenuto qualche anno fa e mi ricordo che al termine, uscendo per tornarmene a casa mi sono sentito un verme di fronte all’angosciosa situazione di quei ragazzi e ragazze. Non sono più solo un ragioniere specializzato nel portar pizze, non ho ancora trovato un lavoro; devo dire però che dopo aver faticato in quel gratuito lavoro aggiuntivo del Centro  mi sento pervaso da una strana felicità. Questo Centro resterà nella mia vita una parentesi radiosa perché mi ha dato,  in poco tempo, una formazione umana che mi ha fatto crescere dentro come non avrei mai creduto di poter diventare. E ho scoperto un prete che predica con la vita; l’ho fatto conoscere ad alcuni miei compagni molto critici verso la Chiesa che mi hanno ringraziato per aver svelato loro un tesoro nascosto. Qualcuno di loro ogni tanto viene a darci una mano anche se non se la sente di farlo a tempo pieno: ma è già molto perché questo incontro, quando li guardo negli occhi, vedo che li ha segnati  nel profondo: se qualche politico facesse una scappatina da queste parti avrebbe tutto da guadagnare.

                                                                                                                                    Aristide G.