LAVORO

 1) Avete mai provato, dopo esservi laureati col massimo dei voti, a presentarvi ad una agenzia per trovare un lavoro? Arrivate carichi di sogni e di speranze, di progetti di carriere brillanti, disposte ad impegnarvi allo spasimo, anche  per dimostrare al vostro ragazzo che fate di  tutto per scalare la difficile rampa sociale onde offrirgli una compagna, magari una sposa, di cui possa andare orgoglioso? A parte lo shock che vi prende quando, mettendovi in fila, trovate un mucchio di concorrenti altrettanto acculturati come voi, che vi raccontano le loro angosciose esperienze di mendicanti lavoro, quando arrivate allo sportello vi sentite offrire, se vi va bene, un lavoro part time in un’azienda che se ne frega della vostra preparazione culturale, perché ha bisogno di un fattorino od altra mansione equipollente. È giocoforza accettare non fosse altro per dare  una mano a vostro padre che cerca di far miracoli per mantenere anche la sua figlia dottore,  oltre agli altri membri della famiglia. Fuori da quell’ufficio, in condizioni di non proprio grande allegrezza. poi tornate dal vostro ragazzo e……… ridimensionate i sogni. Allora cominciate a pensare di cercare un lavoro all’estero, ma non è un’impresa da poco, prima di tutto per gli aspetti economici legati al trasferimento ed all’insediamento nel paese straniero, poi perché anche qui il lavoro che vi offrono il più delle volte non ha niente a che fare con la vostra brillante laurea. Vorrei avere a portata di mano uno dei tanti predicatori politici che “accoratamente” incoraggiano i giovani. 

                                                                                                                                     Annalisa R.   

 

 

 

 2) A 24 anni, manco a dirlo, sono disoccupato e quindi è mio padre che mi dà ancora la “mancia” per poter sopravvivere. Per addolcire la pillola lo fa sorridendo, scompigliandomi i capelli come quando ero ragazzino, dicendomi “quando andrai a lavorare il primo anno di stipendio me lo prenderò tutto io per recuperare le mance”; ma avverto un suo tremore nelle mani e uno strizzar di occhi per non lasciar trapelare la commozione. Poiché le sostanze della sua pensione sono molto ridotte il suo divertimento si riduce a trovarsi periodicamente con gli amici che, guarda caso, per quanto riguarda i figli condividono la sua stessa sorte: quando penso ai loro incontri mi immagino che l’oggetto della loro conversazione sarà proprio quello dei figli “fuori fase”. Mi immagino che cercheranno di consolarsi a vicenda imprecando insieme contro i politici di turno che non sanno offrire speranze ai loro figli. Quando mi è capitato di incontrarli al bar ho visto che lesinano sulle spese il più possibile facendo durare a lungo un bicchiere di vino perché due costerebbero troppo; e si sa che il  costo “eccessivo” andrebbe a incidere negativamente sul loro scarno bilancio. A volte mi chiedo se sono una gioia o un dolore per mio padre, e solo un peso per la mia famiglia; mentre vedo molti altri miei ex compagni di giochi che sono riusciti a trovare un lavoro ed a formarsi una famiglia: allora mi chiedo perché io no, ma non riesco a trovare alcuna colpa.

      

 

                                                                                                                                                                        Roberto.R