POLITICA

 1) Giovanissimo mi sono iscritto ad un partito. Uno dei “capetti”, dopo avermi preso sotto la sua protezione, mi disse additandomi un altro capetto, “non andare con quello lì perché ha delle idee bislacche,  vieni nel mio gruppo che noi stiamo costruendo una nuova Italia”. Mio padre faceva il muratore per cui costruire è un verbo di famiglia; quindi sono andato col capetto certo di poter costruire grandi edifici politici. Però devo dire che, col tempo rimasi piuttosto deluso perché gli incarichi che mi furono attribuiti si riducevano in sostanza: a mettere in fila le sedie nella sala prima delle riunioni, a pulire i microfoni e a sistemare il tavolo degli oratori, a contribuire fattivamente alla costruzione e al presidio dei gazebo, al volantinaggio tutte le volte che  un big del partito intratteneva la piazza…e altre cose di questo livello. Mai una volta che mi abbiano messo “dietro il tavolo” per farmi dire le mie idee che non mi  sembrano poi tanto cretine, visto  che mio padre mi ha fatto studiare fino all’università dove, tra le altre cose, mi hanno anche insegnato a ragionare ed a costruire delle idee, che non mi sembrano poi del tutto da buttar via per la politica: almeno così la pensano i miei coetanei con i quali spesso parliamo dei problemi del momento, scambiandoci le nostre impressioni, che se proposte ad un gruppo di ascoltatori attenti forse potrebbero servire a fare opinione, e ad ispirare qualche azione positiva.. Eppure quando partecipo alla riunione dei capi, ovviamente in qualità di ascoltatore che contribuisce a far numero, mi scappa di dire che sono sempre le stesse cose che dicono; oggi poi quelle che cambiano sono le invettive che si scambiano l’un l’altro i big, soprattutto quando litigano sulla spartizione dei posti di comando e……i. Spesso si guardano in cagnesco come se fossero appartenenti a  partiti opposti. Noi giovani non riusciamo a capire che cosa si possa costruire in un’atmosfera del genere; io in particolare quando ne parlo con mio padre, muratore , in prospettiva non riusciamo a vedere nessun muro costruito; ed io in particolare mi chiedo che cosa avrebbero detto a mio padre se avesse messo il mattone fuori squadra come fanno i pretesi costruttori politici di oggi, ai quali dovrei guardare con grandi speranze: e mi chiedo se, nel prossimo futuro non si corre il rischio che la casa che “costruiranno” agendo in tal modo, mi crolli un giorno o l’altro sulla testa. Ed io, pur essendo figlio di un muratore destinato a servire il partito, alla mia testa ci tengo. Non so se a noi giovani  saranno distribuiti elmetti protettivi in tempo utile; ma se non ci sarà più la casa cosa ce ne faremo degli elmetti?

                                                                                                                                         Achille V.

 2) Leggendo lo studio “3 crisi di immagine e di consenso….” mi ha particolarmente colpito il capitolo in cui, parlando di politica, l’autore fa riferimento alla gestione intergenerazionale chiamando in causa il rapporto fra anziani e giovani. È fuori di dubbio che ci sia uno scollamento fra le due generazioni; io l’avverto anche all’interno della Chiesa dove partecipo in termini associativi. Sono infatti  da tempo impegnato nel tentativo di abbattere tale barriera psicologica, ma devo confessare di non aver raggiunto risultati brillanti. C’è chi dice che gli anziani rappresentano l’ingessatura della tradizione e c’è chi replica che i giovani, con la loro irruenza innovatrice, rischiano di andare fuori binario. con tutte le conseguenze del caso. Facendo riferimento alla mia esperienza personale devo dire che queste due estreme posizioni sono,a parer mio, assurde perché proprio la crisi in atto dovrebbe suggerire un dialogo attivo, continuativo e profondo: In questo ambito si colloca anche il dialogo con i giovani delle altre religioni portatori di valori e di testimonianze che possono favorire mutamenti sociali di grande rilievo, col recupero dl quella dimensione spirituale di cui la società moderna ha più che mai bisogno. Io sono convinto, e lo vado sostenendo da tempo( da quando avevo 18 anni ed ora ne ho 25) in tutte le sedi, che tale dialogo dovrebbe essere avviato in ogni parrocchia creando dei Centri Culturali in cui vengano trattati i problemi di attualità, dentro e fuori la Chiesa, chiamando tra i relatori giovani e anziani guidati da un moderatore laico esperto in comunicazione: si potrebbe così dare uno scossone salutare ad un’opinione pubblica stagnante, adagiata sulla routinarietà che porta a veder costellate le funzioni religiose da un gran numero di teste grige, e da una sparuta compagine di zazzere giovanili. A proposito di teste grige e di giovani devo dire che non sono molto interessato ai giornali però mi è capitato di leggere sul Corriere della Sera di ieri un lettore che chiedeva al direttore se crede che faccia più danni al paese un politico disonesto ma capace piuttosto che un politico onesto ma incapace. Quando ero al liceo lo studente che non sapeva la lezione meritava un cattivo voto e se continuava a non studiare alla fine dell’anno veniva bocciato perché era incompetente in una parte dello scibile che faceva parte del suo programma di studio. E così era anche se si trattava di un bravo ragazzo onesto e in odore di santità; non capisco perché il lettore del Corriere abbia dei dubbi circa il destino dell’ incompetente onesto. Ma si sa che noi giovani non comprendiamo le problematiche dei grandi e dobbiamo prima crescere e fare esperienza per essere in grado di dare dei giudizi assennati. Di fronte a chi la pensa così ritengo che una delle professioni più sicure del prossimo futuro sarà quella degli psichiatri. Ci penserò seriamente, sempre che mio padre sia disposto a foraggiare gli studi universitari, e magari un bello studio in cui assistere chi ha dei problemi come quelli del lettore del Corriere; al quale va comunque il mio rispetto e tutta la mia comprensione di giovane che deve ancora imparare a conoscere la vita e i problemi dei grandi..

                                                                                                                                        Augusto V.

 3)  Ho soltanto 14 anni e mi dicono che sono troppo giovane e inesperto per formulare giudizi sulla politica, che è una cosa da grandi, i quali mi dicono spesso che devo imparare l’educazione per fare buona figura nella società. Una cosa però la so: che se io usassi il linguaggio offensivo di alcuni politici mio padre mi  redarguirebbe severamente e forse mi prenderebbe  anche a schiaffi. A me non importa se questo o quel politico sceglie di non essere corretto e rispettoso nel suo modo di esprimersi; so solo che  in lui vedo un esempio da non imitare. Ho un papà che mi invita spesso a ragionare sul mondo e sui suoi problemi per aiutarmi a diventare grande, e mi sgrida severamente  quando dico delle stupidaggini; soprattutto quando esprimo giudizi non corretti sugli amici in genere e sulle persone che conosco e che la mia famiglia frequenta. Io confesso di capire solo in modo approssimativo ed incerto il contenuto dei messaggi politici, però una cosa mi aspetterei da quelli che predicano la morale a noi ragazzi: cioè la serietà del comportamento e il rispetto reciproco. Ora non posso votare ma credo che me lo ricorderò quando sarà venuto il mio momento. Per ora nel silenzio della mia giovane testa sono tentato di rimandare ai politici, io inesperto della vita, gli insulti che loro si fanno vicendevolmente. Non potendo far altro penso che tutto sommato se li meritino proprio perché usano un comportamento scorretto; anche se vorrei che non le pronunciassero ,  perché mi sembra che così facendo non abbia nulla da  imparare da loro… Mi preoccupa però il fatto che questi sono gli uomini e le  donne che mi stanno preparando la società in cui  dovrò vivere.. Mia madre non si interessa di politica però il suo comportamento in tutte le occasioni mi sembra molto migliore di quello di alcune donne politiche, e per questo la rispetto e le voglio bene. 

 

                                                                                                                             

                                                                                                                                     Maurizio. G