LETTERE DA PAPA’                   

 1) Con i miei 18 anni è la spiccata  predisposizione a “rimuginare troppo” desto non poche preoccupazioni in mio padre,che giorni fa ha avvertito il bisogno di scrivermi questa lettera .Forse molti giovani gradirebbero riceverne una simile :è per questo che ve la mando.

                                                                                                                   

                                                                                                                    Luca

                                                    

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Caro   Luca 

                 stai per incrociare un momento decisivo della tua vita: quello di scegliere l’indirizzo di studi universitari che la condizionerà. E’ un momento in cui ,giustamente ,un soggetto vuol decidere “con la propria testa”, anche se tutti quelli che lo amano,o comunque si trovano a parlare con lui di tale decisione,si sentono ispirati a dare consigli.

               Ma cosa vuol dire decidere con la propria testa? Semplicemente seguire la scelta della maggioranza dei propri compagni?Questo vuol dire scegliere con la testa degli altri. Scegliere l’indirizzo che sembra “meno pesante”?Questo vuol dire andare a rimorchio della vita ,sceglere perché “si deve” scegliere; vuol dire rinunciare a guardarsi dentro  prendendo coscienza  di ciò che si è e  si vuole;in parole povere vuol dire rinunciare ad essere “uomini”, sfuggendo alle proprie responsabilità verso se stessi:rinunciare a diventare “adulti” per paura della vita,avviandosi sulla strada comune a quanti  sono soliti  dare la colpa delle avversità che incontrano:

  • agli altri

  • al rio destino

  • alla sfortuna

  • al non essere capiti

         Sono “i perdenti” della vita di cui il mondo moderno pullula,quelli che rinnegano i propri talenti,che si barricano nel proprio orticello nell’eterna attesa che altri lo vengano ad annaffiare creando così le condizioni perché possa produrre ciò che costituisce la sua latente ricchezza: essi sono soliti attribuire alla fortuna il fiorire degli orticelli altrui, mentre attendono “sdraiati” che il loro orticello fiorisca se e quando la fortuna lo bacerà. Si chiamano “ignavi “.

          E’ l’esercizio “consapevole” della libertà che trasforma la fatica di vivere nella gioia di vivere. Ogni essere umano porta in sé il mistero della sua vocazione quale risposta al perché della sua presenza nel mondo di fronte agli interrogativi esistenziali(chi sono?perchè sono?donde vengo?dove vado?cosa è la vita?cosa è la morte?in che cosa consiste la felicità?……..) che di volta in volta lo scorrere del tempo gli pone dinnanzi esigendo una risposta: il non facile percorso da affrontare per trovarla lo va forgiando nel tempo, costruendo la sua umana maturità.

         L’intelligenza delle scelte è conseguenza dell’utilizzo di quel pensiero critico illustrato nel sito.

                                                         leonardomontoli.org

un modo di pensare che i saggi nostri predecessori ci indicano come lo strumento più idoneo per giungere a “ convinzioni” cui ispirare  scelte consapevoli:così pensando “con la propria testa”.Non dimenticando che ci fu un Tale che si presentò come la VERITA’:forse vale la pena di dare un’occhiata anche a Lui;tanto più che si tratta di un consulto immediato e gratuito .

           E’una risposta”illuminante” ciò che ti auguro in questo determinante momento della tua vita,restando a tua disposizione per discutere,qualora ritenessi che ne valga la pena, sul come decifrare la vita:un esercizio che io stesso vado praticando da lungo tempo ,con alterne vicende.

         

               Un affettuoso saluto.

                                                                                             

 

                                                                          papà       

 

 2)    Caro Roberto,

                      

poiché oggi è il tuo compleanno ti faccio i migliori auguri ed i più affettuosi per i tuoi 15 anni. Poiché ti vedo rabbuiato più del solito, in preda ai tuoi problemi esistenziali di cui a volte discutiamo, ti voglio dire una cosa che non ti ho mai detto: io ti capisco a fondo perché  ho vissuto i miei 15 anni in un periodo molto buio, nel 1945 avevo la tua età ed eravamo appena usciti, io e la mia famiglia, fortunatamente provati ma fisicamente indenni, dalla furia della guerra. Durante il conflitto mi era più volte capitato di uscire per la strada dopo un bombardamento e trovare una casa distrutta, ridotta in macerie, e dopo alcune ore sapere che sotto quelle macerie c’era il mio amico, uno dei miei compagni di scuola; o una persona che conoscevo. Ed a guerra finita, nella rissa civile che ne seguì, vedevi la violenza per le strade costellate di cadaveri di ex abitanti nel tuo quartiere definiti “nemici, o presunti tali, di cui vendicarsi”; uccisi magari solo perché un ubriaco li aveva additati come tali alla folla esaltata in cerca di vendetta;  pochi anni prima avevi visto altri “nemici”, di fede opposta, impiccati nelle piazze, e poi il “nemico  del popolo”,quello stesso osannato per anni, penzolare a testa in giù da un  distributore di benzina dopo essere stato scaricato come una bestia da un camion pieno di  cadaveri: ed io ero lì ,in prima fila, schiacciato da una folla immensa e plaudente: perché il tutto avveniva nel quartiere dove io abitavo, e poi perché i ragazzi non sanno resistere alla “curiosità”.  Come ti ho detto avevo 15 anni,  ero fortunosamente scampato ai bombardamenti ma avevo avuto dei parenti che ne erano rimasti vittime, lasciandoci la vita o perdendo tutti i loro beni sotto le macerie. Non capivo, ero stordito, impaurito, non riuscivo a dormire e cercavo di capire a tutti i costi, chiedendo anche ai miei professori il “perché” di tanto caos: ti davano risposte smozzicate e contraddittorie e tu navigavl in una palude psicologica; c’erano cadaveri dappertutto e armi sparse qua e là che anche i delinquenti potevano facilmente raccogliere ed usare contro “nemici” inventati ,magari per rapinarli dei loro beni e saccheggiare le loro case. Addirittura un giorno, raccogliendo una di quelle armi in un momento di smarrimento, mi  venne voglia di usarla contro di me; non so dirti perché non l’ho fatto, ringrazio Dio di avermelo impedito. Perché ti dico tutto questo e  cosa c’è che accomuna quel tempo a quello in cui tu oggi vivi? Qualcuno ti dirà che quello di oggi non è cruento come quello di allora, ma si sbaglia di grosso perché noi sappiamo che anche il tempo dell’anima può essere cruento, e forse molto di più: forse quello di oggi non è ugualmente cruento per il corpo ma brucia l’anima di un ragazzo allo stesso modo di quello di allora. Io leggo nei tuoi occhi a tratti lo stesso smarrimento che provavo io; i bombardamenti ai quali tu vai soggetto sono quelli dei media che ti propinano in continuazione atti di violenza contro tutti e contro tutto, guerre contrabbandate per portatrici di giustizia e di  democrazia che mietono migliaia di vittime; la televisione, a volte, te li  mostra proprio come allora io li vedevo di persona. La politica e la stessa Chiesa sono attraversati da critiche devastanti, da fatti che  annichiliscono i tuoi ideali giovanili. Avverti un’impellente necessità di amore e di tenerezza e in cambio ti viene offerta la sessualità e la sua ostentazione come gioia suprema; ciò suscita una tempesta di sentimenti , come mi hai confessato più volte, e non riesci a trovare il bandolo della matassa proprio come io allora non riuscivo a trovarlo di fronte agli avvenimenti tragici in cui mi trovavo coinvolto:un ragazzo di 15 anni che voleva capire il senso della vita. Allora sentivo parlare di ragazze violentate solo perché amiche del “nemico”, condotte in giro per le vie con la testa rasata e dipinta di rosso fra le urla e gli sputi della gente; tu oggi, in un clima superficialmente diverso, senti parlare di violenze continue perpetrate sulle donne, di uccisioni, di mutilazione delle amanti che non ti vogliono più… ed altre simili cose ancora che conosci bene come me, perché viviamo nell’era della “libertà di comunicazione”. Come vedi, nella sostanza, non c’è molta differenza fra i tuoi tempi ed i miei; e allora io che ho avuto la fortuna di uscirne ti dirò quali sono le argomentazioni che mi hanno indotto a superare quel tempo sventurato: un giorno ho incontrato Dio e ho cominciato a capire la realtà. È l’augurio che ti faccio; non posso fare di più se non pregare per te perché questo Dio è gratuita: ciò che l’uomo moderno, nella sua folle presunzione, non riesce a capire. Poiché a volte, nei momenti di tristezza, mi confessi di sentirne il bisogno ti dirò che sentirne il bisogno vuol dire  averlo già trovato: attendilo, è alle porte e bussa: aprigli e ti spalancherà l’infinito: è lì dove, perdendoti, ti ritroverai e nel silenzio della ragione umana capirai ciò che la ragione non ti può spiegare. Non credere ai moderni “profeti della felicità”: il sesso è gioia ma può diventare schiavitù, la ricchezza è libertà ma può diventare una prigione dorata, il successo può riscuotere il plauso di tanti “amici” interessati ma può facilmente mutarsi in disprezzo ed abbandono non appena la tua fortuna accenna a diminuire, l’amore conclamato può rapidamente trasformarsi in compassione e poi in abbandono non appena un’altra falsa chimera si affaccia all’orizzonte del tuo partner fasullo. Allora cosa rimane di solido se i castelli di sabbia crollano inesorabilmente uno dopo l’altro? Ti trovi nuovamente solo, più solo di prima e con molti nuovi perché irrisolti in più. Pensaci e spera, abbi il coraggio di cercare , malgrado tutto, il senso della vita: è scritto dentro di te, non è nel mondo virtuale di Internet e del telefonino all’ultima moda. Ti abbraccio e ti sono vicino; il mio pensiero ti accompagna sempre, così il mio affetto.  

 

                                                                         Il papà del tuo papà