PARTECIPAZIONE

 1) “Vogliono che diventiamo adulti prima del tempo e così ci rubano la giovinezza; lasciateci sognare perché il nostro è il tempo dei sogni”; è il ritornello che spesso sento in bocca ai miei coetanei e devo dire che non mi torna affatto gradito. Io non accetto di rifugiarmi nelle geremiadi; se gli adulti non ci ascoltano dobbiamo trovare il modo di farci ascoltare… perché no? anche attraverso la politica dalla quale noi, sbagliando, stiamo lontani per diffidenza e perché non troviamo in essa alcuna attrattiva. D’altra parte quando ci accostiamo a questo mondo ci viene subito offerta la sola possibilità di “prestare servizio”: come fare volantinaggio, stare ai gazebo, portare le bandiere nei cortei, inneggiare a comando al Ras di turno, che quando ci passa davanti ci regala un sorriso, ai più fortunati una carezza, specialmente se ragazze. Poi, a tempo debito, passa in cassa,  dove una pingue prebenda lo dimostra palesemente. Mai una volta che ci dicano “mettetevi dietro il tavolo delle manifestazioni e parlate liberamente dei vostri problemi; noi politici ci siederemo di fronte a voi e con un taccuino in mano prenderemo nota delle realtà che voi ci presenterete secondo il vostro punto di vista, esponendoci i problemi che vi affliggono, le soluzioni che, a vostro modo di vedere, dovrebbero essere adottate da coloro che reggono le sorti del Paese. Eppure,  se ci fosse dato di sedere “dietro” il tavolo, sapremmo sorprendere l’uditorio.       

 

                                                                                                                                      Francesca F.

 2) Quando sento gli adulti parlare di noi giovani, sento delle generalizzazioni assurde e spesso offensive;voi parlate di noi come di una “massa” soffocata dagli stessi problemi, una massa su cui esercitare le vostre stereotipate nozioni sociologiche e psicologiche. La verità è che noi siamo degli individui con ben definite diverse personalità , che devono essere considerati come singole persone, ciascuno portatore della “sua storia” e come tale degno di una particolare,diversificata attenzione; anche se ovviamente non mancano i problemi che ci accomunano, ma senza che in loro si esaurisca  il nostro profilo. Uno dei maestri che stimo di più è il filosofo Massimo Cacciari notoriamente non credente ma persona di grande onestà intellettuale. Alcuni mesi  fa ha rilasciato all’Osservatore Romano” un’intervista sulla crisi dell’Europa e della società italiana, sottolineando  il ruolo determinante che la Chiesa può giocare per uscire da questa tragica situazione, dalla quale  la Chiesa non è a sua volta del tutto immune; un’intervista che il quotidiano intitola “A un’Europa vecchia e sterile serve il fertilizzante della Chiesa”. Dopo aver affermato che il cambiamento d’epoca di cui parla Papa Francesco è tale che ha colto impreparato l’Occidente aggiunge che l’elemento più preoccupante della crisi attuale è costituito dal problema che la parte laica civile è proprio quella che fa acqua. “È tutto da reimpostare, da rivedere, in particolare in Italia” afferma il grande filosofo “perché questa Europa è vecchia forse decrepita”. Egli ribadisce  che forse il “fertilizzante” per cambiare la situazione può venire proprio dalla Chiesa: discutendo, dialogando, dibattendo, polemizzando. E sottolinea il fatto che la Chiesa non può dare di sé un’immagine conservatrice ma deve rispondere “andando all’assalto” con la sua riforma, rispondendo alla crisi con i santi, con San Francesco, con Sant’Ignazio; non può rispondere difendendo etiche e basta. Dietro queste parole io vedo emergere la figura di un combattente strenuo che si chiama Papa Bergoglio, il quale, con la coerenza del vivere, si è guadagnato il rispetto dei non credente e in particolare di molti giovani che come me sono sulla soglia della fede. Poiché cerco da tempo, con onestà intellettuale e spirito critico, delle valide ragioni per credere, ho recentemente  scoperto, con grande meraviglia, che c’è stato qualcuno, nel recente passato, che dal soglio cardinalizio, intendo riferirmi al cardinale di Milano Carlo Maria Martini, osava affermare che i giovani hanno qualcosa da insegnare (conversazioni notturne a Gerusalemme pagine 48 e seguenti). Egli, che aveva saputo conquistare la fiducia dei giovani, affermava che la Chiesa ha bisogno di loro aggiungendo che per un sacerdote o un vescovo non c’è nulla di più bello di quando i giovani lo interrogano. Egli affermava altresì “I giovani hanno qualcosa da dirci, essi sono Chiesa a prescindere dal fatto che concordino o meno con il nostro pensiero e le nostre idee o con i precetti ecclesiastici.” Mio zio, che ha avuto modo di conoscerlo bene, dice che da lui “emanava il profumo di Dio”: mi chiedo quanti sono i preti che oggi emanano tale profumo; e non è  io sia sempre raffreddato. Non so se posso dichiararmi un giovane credente perché sono attraversato da molti dubbi, forse tipici della mia età e sotto l’influenza della cultura imperante. Per tornare a Massimo Cacciari ed al suo auspicio di pacifica rivoluzione basata su una salutare aggressività della Chiesa, che a mio avviso  può essere affidata principalmente  ai giovani, mi guardo intorno nel mondo laico ma purtroppo più mi guardo in giro e meno riesco a individuare potenziali volani dell’auspicato cambiamento in coloro che reggono le sorti italiane e detengono le leve del potere e dell’educazione. Sarò forse  giovane e inesperto ma non mi sembra di essere del tutto tonto, per cui credo di avere un po’ di ragione;  infatti quelli con i qualI parlo non sembrano darmi del tutto torto. Forse sarò stato un po’ arruffato in questa mia esternazione, o sfogo “gratuitamente polemico” come qualche detrattore vorrà liquidarlo, ma per quel che mi ricordo di latino: intelligenti pauca….  (a buon intenditor poche parole). Per tornare a Martini e al suo libro citato dove, a un certo punto, egli afferma che “ oggi in Europa, specie in Europa occidentale vi sono comunità dove non troviamo più giovani… Soprattutto nelle grandi città… Non possiamo fingere di non vedere che la Chiesa degli ultimi decenni ha perduto molti giovani. Mi chiedo come possiamo riconquistarlI. Dove trovano i ragazzi i tesori di cui ai miei tempi si pensava di non poter fare a meno?”. Io, giovane in cerca di certezze come molti miei coetanei, penso che in primo luogo si tratti di un problema di “ profumo”, sarei molto grato a chi vorrà segnalarmi qualche buona pista olfattiva. E vi assicuro che non sono pochi i giovani, delusi, che vanno insistentemente annusando in giro qua e là, cercando di tenere il naso pienamente efficiente. Ma malgrado la ricchezza dei “prodotti farmaceutici” in commercio non si riesce ad annusare nulla di buono: non resta che sperare nella ricerca scientifica, che continua a promettere ad uomini e donne, giovani e vecchi, nuovi cosmetici per la felicità:…… o meglio ai clienti che sanno ancora vivere di illusione.

                                                                                                                                  GianAntonio M.          

 3) Questa è la lettera che ho scritto ma che non ho ancora avuto il coraggio di inviare a mio padre. La verità è che vorrei che qualcuno indovinasse quello che sento dentro di me in questo momento e quel qualcuno vorrei che fossi tu papà, magari tenendomi abbracciato stretto come quando ero un bambino; malgrado tu mi dica che ormai con i miei 15 anni compiuti devo cominciare a fare l’uomo. Io ti ammiro per la tua fede, di cui a volte mi parli, ma in questo momento io mi sento come uno smarrito nell’oscurità, e vorrei averti sempre vicino. A volte, quando tu non ci sei , mi sento invaso dallo scoraggiamento e dalla paura, una strana sensazione di vuoto, soprattutto di notte quando dormo solo nella mia stanza ci sono momenti in cui mi sembra di essere inghiottito dal silenzio e vorrei gridare e chiamarti perché tu venissi a me dalla stanza in cui riposi con mamma. In questo periodo mi tormenta il problema di Dio, lo penso in continuazione soprattutto da quando è morto improvvisamente Marco, il mio più caro amico come tu sai, vittima di un incidente automobilistico. Dove è andato Marco? Me lo chiedo spesso---fino a pochi giorni fa passeggiavamo insieme; a volte mi parlava con accento poetico dell’amore, della vita,dei suoi sogni,dei suoi progetti…ora le sue parole, alla luce di quanto è successo, mi appaiono prive di senso,e mi chiedo angosciato “perché?”…. Vi sono momenti in cui vorrei tornare bambino sedermi sulle tue ginocchia e su quelle di mamma e farmi coccolare; altri in cui vedo un film di guerra alla televisione e mi viene voglia di fare l’eroe soldato, altri ancora in cui vedo scene d’amore o incontro una bella ragazza e  sento risvegliarsi in me una strana voglia di sesso; a volte vorrei farmi prete perché così conoscerei tutto di quel Dio in cui tu credi così fermamente, però pochi giorni dopo mi capita di leggere sul giornale articoli sui preti pedofili…… E allora finisco per non capirci più niente, mi sento solo e smarrito di fronte a tanti interrogativi; mi viene voglia di gridare “dove sei papà? Vieni ….spiegameli… A mamma non lo dico perché mi vergogno, ma “fra noi uomini”… come dici tu… L’altro giorno mi hai detto “su con la vita, Alberto; perché sei sempre così imbronciato da un po’ di tempo? Sembra sempre che ti manchi la terra sotto i piedi… Eppure vivi  con una famiglia agiata, noi ti vogliamo tutti bene… Non sappiamo più cosa fare per vederti felice… C’è qualcosa che non va figliolo? Su di giri che sei giovane ed hai tutta la vita davanti a te…” Mi scompigliò i capelli  e con una pacca sulle spalle mi lasciò dicendo “adesso devo scappare in ufficio perché abbiamo delle riunioni importanti e sono già in ritardo”. E se n’è andato. Vedi, papà, anche io mi chiedo a volte che cosa mi rende triste; ufficialmente ho tutto eppure mi sento nel cuore strani tormenti che non riesco a decifrare. Non so esprimermi, non ho il coraggio di parlartene per paura di offenderti, di non essere compreso, proprio da te che come dici giustamente “mi dai tutto”.… Papà non proprio tutto, certo moltissimo rispetto a tanti miei coetanei, però sto cercando di riempire un vuoto che è difficile da definire… Quando sento parlare del “senso della vita” mi sembra proprio che sia questo che cerco: da dove vengo, dove vado, perché vivo, perché devo morire, cosa è il male, cosa è l’amore, quale itinerario di vita devo scegliere per raggiungere la felicità… E che cos’è la felicità? E tante altre cose di questo genere che si affollano nella mia mente ed a volte mi lasciano stordito. Per ora le ho messe per iscritto; spero di avere il coraggio di fartele conoscere e di poterne parlare con te. Per ora sopportami un po’ imbronciato e continua a volermi bene come io te ne voglio.

                                                                                                                                      Alberto Z.