RELIGIONE

 1) Non sono credente ma questo Papa mi piace e capisco perché molti non credenti lo rispettano, non fosse altro che per la coerenza delle sue posizioni. Uno che ha a disposizione gli appartamenti vaticani e si riduce a vivere in tre stanze a Santa Marta per conto mio ha capito veramente chi è Gesù Cristo e che cosa bisogna fare per seguirlo, rendendosi credibili; pur con tutti i difetti dell’essere umano. Anche l’insistenza con la quale Francesco non perde occasione per chiedere di pregare per lui mettono in luce la coscienza dei limiti umani che lo pervade: e questo me lo fa sentire umanamente vicino. Certo non arrivo ad entusiasmarmi come le migliaia di giovani che accorrono alle sue manifestazioni, però lo rispetto, soprattutto se penso ai prelati attico –accasati, a quelli ornati di croci pettorali d’oro e di preziosi anelli, a quelli che dispongono di macchine ultimo modello; e non posso dimenticare i miliardi che la Chiesa ha dovuto sborsare per tacitare le vittime di pedofilia e di violenza sessuale. Mi dicono che sono giovane e che non sono in grado di giudicare problemi così grandi e poliedrici: non sarò un genio, è vero, però leggiucchiando qua e là il Vangelo vi trovo un Gesù che non aveva posto dove posare il capo,  vestiva una tunica probabilmente non candida per tutta la gente che gli si pressava addosso, usava bontà e misericordia verso tutti i peccatori e definiva  ipocriti alcuni soggetti che mi sembra di ravvisare anche nella società moderna… Ma sono giovane e manco di esperienza… Peccato che abbia un cervello per ragionare e  una voglia matta di non lasciarmi prendere in giro!                   

 

                                                                                                                                    Giacomo S.

 2) Mi hanno battezzato, ho fatto la prima Comunione, e pure la Cresima perché  così hanno voluto i miei genitori che pur essendo cattolici ma non troppo non hanno voluto venir meno alla tradizione di famiglia. Adesso che ho quasi vent’anni e mi guardo in giro in un mondo pieno di porcherie, nelle quali non mancano di apparire anche preti rivestiti di cariche di rilievo, capisco le perplessità di molti giovani come me di fronte ad una religione che presenta una storia caratterizzata anche da colpe per le quali Giovanni Paolo II recitò pubblicamente parecchi mea culpa: mi riferisco alla condanna di Galileo, alle guerre combattute dai cristiani annientando esseri umani, al bagno di sangue dell’Inquisizione, alla travagliata storia dell’Africa con la tratta degli schiavi ed alla violenta penetrazione missionaria nel nuovo mondo. Per non parlare dell’integralismo medievale propugnato da molti tra i Papi di quel periodo. È in tempi moderni il proliferare della pedofilia. Mi chiedo come i preti coinvolti in tali vicende possano tenere insieme tanto male con la Messa che ricorda il sacrificio di Cristo per l’umanità. Ciò che oggi riscatta la Chiesa ai miei occhi è la condotta di questo Papa Francesco che vive coerentemente col credo che professa; ma comunque la sua condotta non riesce a farmi dimenticare la storia. Le migliaia di adesioni di giovani alle sue manifestazioni pubbliche stanno a significare, a mio parere, che la società, se vuole rinnovarsi veramente, deve attingere alla purezza di coscienza ed alla fame di ideali che pur tuttavia caratterizza ancora la vita di noi giovani; almeno quelli di noi, e non sono pochi, che sanno distinguere il messaggio dal messaggero, ed apprezzare la coerenza del comportamento del messaggero quando esso coincide col messaggio. Concordo con chi afferma che la Chiesa di peccato ha parlato molto, forse troppo.

                                                                                                                                   Francesco R.

 3) Dicono che i giovani vanno sempre più allontanandosi dalla religione; naturalmente i testimoni diretti di questo fenomeno sono i preti; noi giovani ci chiediamo, stando così le cose, perché non fanno un ampio sondaggio fra i giovani, e perché no anche fra gli adulti, sul tema “il prete che vorrei”. Io sono certo che scoprirebbero più bisogno di religione fra  i giovani di quanto possono immaginare.E allora:come la mettiamo? La verità è che a noi giovani piace sentire il profumo di Dio quando avviciniamo un uomo consacrato e devo dire che non è dalle parole che nasce tale profumo, almeno come la penso io con l’esperienza maturata nei miei 28 anni di vita, bensì dai silenzi eloquenti, dalla purezza e la intensità dello sguardo, dall’espressione di sincera comprensione per il nostro imbarazzo a confessare qualche scappatella, e ad esporre posizioni morali di cui noi stessi non siamo del tutto convinti:perciò vorremmo che qualcuno ci motivasse delle convinzioni capaci di indurre comportamenti conseguenti; con questo non è che vogliamo preti straccioni e affamati quando accostiamo croci d’oro e preziosi anelli da baciare, né vorremmo vederli abitare nelle baraccopoli lasciando i loro palazzi ai barboni. Mi rendo conto di essere un po’ confusionario nella mia esposizione; resta il fatto però che il prete che vorrei è, in sintesi, un altro Gesù ; un prete che vorrei trovare nelle chiese a pregare quando la chiesa è vuota, e magari potermi inginocchiare dietro di lui e guardarlo pregare. Un alto prelato mi ha detto in proposito che i preti nelle chiese a pregare quando la chiesa è vuota, e magari potermi inginocchiare dietro di lui e guardarlo pregare. Un alto prelato mi ha detto in proposito che i preti nelle parrocchie sono molto presi da molteplici impegni; in proposito mi sono ricordato di quanto Gesù dice a Marta che lo invita a sollecitare sua sorella perché la aiuti nelle faccende domestiche: “Marta tu ti preoccupi di molte cose, Maria ha scelto la sola che importa” - Per farla breve io sono fra i giovani che vorrebbero tanti Bergoglio. Se dico queste cose qualcuno dei miei coetanei mi dice che sono matto. Allora è matto anche quel giovane amico prossimo al sacerdozio che un giorno mi parlò della pazzia della croce? Forse è questo il tipo di prete che noi giovani vorremmo incontrare per un colloquio a cuore aperto. Pensaci Chiesa. 

                                                              

                                                                                                                                                      Mimmo. P

 4) Ho 21 anni possiedo una cultura universitaria, sono inserito in una famiglia benestante, non mi manca niente dal punto di vista economico: dovrei avere tutto per essere felice; almeno così mi dicono parenti ed amici. Eppure sono angosciato dal problema di Dio perché se mi guardo intorno attentamente lo vedo sempre più negato ed emarginato; assalito e quasi divorato da una scienza che vuol manipolare l’uomo e il suo destino promettendogli la felicità. Mai un periodo per noi giovani è stato più infelice di quello che stiamo vivendo: davanti un orizzonte buio, intorno incomprensione sempre più profonde verso i nostri problemi, orecchie  imbottite di continue chiacchiere su quel che, secondo gli altri, saremmo e dovremmo essere; un continuo sentirsi dire “su con la vita che le cose cambieranno”, ma intanto solo peggioramenti vedo nel mondo dentro e fuori di me. Mi sembra di essere un allegro robot ben vestito che partecipa alla vita della società bene dove il modo di stordirsi è  a portata di mano e spacciato per felicità: ma io felice non sono perché non so donde vengo, perché vivo, e dove vado, cosa ci sto a fare quaggiù. Una disgrazia mi ha recentemente portato via mio padre, e mamma, nella sua profonda angoscia, si sta rifugiando nell’alcol; io sono tentato dalla droga che negli ambienti che frequento va di moda. Ma la droga non riempie il mio vuoto; d’altra parte vorrei qualcuno che mi iniziasse al  colloquio con quel Dio di cui non posso fare a meno, malgrado stenti sempre di più a riconoscerlo anche in quelli che dovrebbero promuoverne l’immagine e la presenza. Poco tempo fa, mentre scorrazzavamo in moto col mio amico Giorgio, siamo andati ad impastarci contro un camion: io, che ero dietro, me la sono cavata con qualche brutta botta; lui c’è rimasto secco. L’ho adagiato a terra e gli ho tolto il casco: la testa rotta piena di sangue che colava lungo le guance e sugli occhi. Li ho puliti con un fazzoletto, mi ha guardato e mi ha porto la catenina con il crocefisso che portava al collo, lui un “vero credente” che mi voleva bene come un fratello. Nel raccoglierla dalla sua mano tremolante e sporca di sangue ho letto nei suoi occhi uno strano messaggio che era forse la risposta all’interrogativo che mi tormenta da tempo: Giorgio, morendo, mi ha porto con mano tremolante  il suo piccolo crocefisso con un sorriso che sembrava voler  essere un messaggio; forse voleva dirmi “Dio è qui “… Non lo so, certo, almeno per ora, mi ha salvato dalla voglia di suicidio. Ho cominciato a fare l’elemosina a tutti i poveri che incontro; a volte anche una elemosina consistente; nel farla mi sento diverso dal solito: il loro mesto sorriso di ringraziamento, mi ricorda l’ultimo sorriso di  Giorgio. Non so cosa sta succedendomi ma è come se quei sorrisi  aprissero uno porta su  un nuovo orizzonte dal quale mi giunge una brezza sconosciuta che rinfresca  l’anima e porta a scoprire un nuovo mondo dentro di me, insieme ad una sincera compassione per quello fuori di me, e per le sue molte luci  fasulle nelle quali sono immerso da tempo. Mi chiedo se Giorgio, con un suo ultimo atto d’amore, non mi abbia messo in cammino sul sentiero che porta a Dio; e lo chiedo anche a lui direttamente quando vado settimanalmente a trovarlo al cimitero: io, il bel damerino che tutto ha, ridotto a colloquiare con i morti ed a regalare monetine ai vivi, mentre va filosofeggiando sulla vita. Ma non me ne vergogno perché il mio spirito comincia a respirare un po’ d’aria fresca e chissà mai che un giorno quel Dio in cui, malgrado tutto,  credo, non bussi alla mia porta. Grazie Giorgio!

                                                                                                                                   Lamberto G.