SCUOLA

 1) Si parla tanto della necessità di incrementare al massimo gli studi universitari. Ma non si parla mai delle modalità di insegnamento che dovrebbero essere seguite dai docenti per favorire al massimo l’apprendimento da parte dei loro allievi. Se un docente ha il vizio di parlare per “ascoltarsi” anziché di parlare per farsi capire, specialmente nelle materie umanistiche (leggi per esempio filosofia) non si rende conto di mettere in difficoltà i suoi allievi. Non solo, per restare nell’esempio, se nell’illustrare un filosofo il docente lo fa privilegiando le critiche alle sue teorie perché non le condivide e le “filtra” attraverso le proprie già nel momento stesso in cui le insegna non è questa una distorsione? Onestà vorrebbe che il docente dicesse “questo è il pensiero del filosofo X, questo è il mio pensiero: traetene voi le conseguenze”. Come sarebbe interessante se in sede di esame l’esaminatore chiedesse allo studente di criticare le sue teorie anziché ripeterle da pappagallo, una critica naturalmente da motivare. Così, in genere, sarebbe interessante che l’interrogazione fosse centrata sulla critica motivata che lo studente è in grado di fare, naturalmente laddove la materia oggetto dell’interrogazione si presta ad essere criticamente filtrata. Non sarebbe questo un modo per accertare se il discente ha veramente interiorizzato la materia sulla quale verte l’esame? Forse in questa ottica si pone la differenza fra imparare a memoria nozioni e interiorizzarle   così da farle diventare cultura anziché nozionismo.

       

 

 

                                                                                                                                  Davide M.

 2) Frequentò il liceo classico sono innamorato della filosofia che mi presenta il pensiero degli uomini attraverso i secoli. A volte mi chiedo però se il saper pensare non rovini la vita caricandomi di problemi che molti dei miei amici che seguono altri studi non si pongono fino a crucciarsene come faccio io; o perlomeno se li  pongono ma se ne liberano subito pensando ad altro: Internet, Facebook, eccetera. Però mi rispondo che il non pensare ai problemi non vuol dire che essi non esistono e non ci riguardano come esseri umani. Però se guardo il mondo degli adulti, dal quale dovrebbero venirmi insegnamenti per il ben vivere, più che persone “pensose” vedo soggetti impegnati a rincorrere l’ultimo tipo di telefonino, ad occuparsi dei problemi amorosi dei vip, a sniffare quando si può, e nel caso dei più seri ad organizzare sceneggiate televisive in cui si parla spesso dei problemi dei giovani auspicando una positiva soluzione che assicuri loro un buon avvenire. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, guardando bene, non riesco a intravedere soluzioni soddisfacenti per cui mi chiedo se gli adulti non manchino di “basi filosofiche” sufficienti per affrontare la vita in termini realistici, magari facendo meno chiacchiere e più fatti proprio a favore di quei giovani per i quali continuano a dirsi seriamente preoccupati. Ho chiesto a mio padre di abbonarmi a una serie di libri di filosofia sperando che avendoli sotto mano magari qualche volta dia un’occhiata e ne tragga qualche spunto utile per intavolare una discussione con quei suoi conoscenti ed amici che quando si incontrano snocciolano “geremiadi” sui problemi giovanili, auspicando una drastica riforma della scuola che dovrebbe assicurare ai giovani una formazione più adeguata alle necessità dei tempi. Campa cavallo che la scuola “cresce”.

                                                                                                                                         Alfonso F

3) Io credo che si possa diventare “grandi” negli anni ma rimanere “piccoli” nel cervello. Me ne convinco sempre di più osservando il comportamento dei politici e dei cosiddetti uomini che appaiono continuamente alla ribalta televisiva, e infine anche di alcuni esponenti religiosi che al livello dei miei 17 anni, mi  lasciano non poco perplesso. Non voglio mancare di rispetto a nessuno perché in famiglia mi hanno educato a rispettare le idee degli altri, però mi hanno anche insegnato a ragionare col mio cervello e pensando con questo al grandissimo problema del clima che minaccia la nostra esistenza, in particolare quello di noi giovani, al problema della pace nel mondo, al rispetto dei migranti, alla sicurezza delle donne e dei bambini, alle speculazioni sulla vita dei poveri… E chi più ne ha più ne metta…… Quando mi trovo a parlarne con i miei amici e coetanei (perché contrariamente a quanto in molti pensano noi ragioniamo in vista del nostro futuro) molti dei miei interlocutori danno sfogo ad una serie di improperi, molto significativi ma non proprio eleganti, che non condiviso ma capisco perché nascono dalla rabbia di sentirsi emarginati; peggio ancora presi in giro dai troppi ragionamenti sui giovani di cui è pieno il mondo della politica e dei cosiddetti uomini di cultura; non parliamo poi di quelli che sono responsabili della cosa pubblica, specializzati nel esame sociologico e nella predisposizione di programmi toccasana. Condivido la fede dei miei genitori, anche se sono assalito da non pochi dubbi quando guardo e giudico ilmondo che mi circonda; comunque siccome la speranza è l’ultima a morire cerco di coltivarla per quanto possibile in attesa di tempi migliori senza arrivare ad imprecare, però a scalpitare si. Quelli che credono che noi giovani ci consoliamo giocherellando con i telefonini dell’ultimo modello si fermano alle apparenze; il che riferito a quanti vorrebbero essere nostri maestri li definisce da sé per quello che realmente sono.

                                                                                                                                     Serafino M.